Che ci faccio io qui?

Mi dicono, dov’è che vivi? In Liechtenstein?
No, e sinceramente non capisco perché il Liechtenstein dovrebbe essere più conosciuto del Lussemburgo.
Vivo in Lussemburgo. Incuneata, schiacciata, nascosta tra Francia Belgio e Germania.
Non ho scelto di vivere qui, mi ci ha portato il lavoro, e ogni tanto mento: dico che vivo in Belgio.
Perché quando dici Lussemburgo la gente pensa “piccola svizzera linda e perfettina”.
Come glielo spieghi che la metà della popolazione qui è immigrata, che il portoghese sta diventano un’altra lingua nazionale (dopo il lussemburghese, il francese e il tedesco), che questo stato accoglie una percentuale di rifugiati politici sproporzionata al numero dei suoi abitanti, che il bianco non è il colore dominante della pelle e il biondo non è di default?
E che, sì, gli autobus non sono sempre puliti, gli studenti colpiscono di pennarello su molteplici superfici pubbliche e, udite udite, c’è persino chi getta le cicche per strada?
Perché quando dici Lussemburgo la gente pensa “ricco + evasore”.
Due cose che non sono mai stata e che (sicuramente la seconda, ma molto probabilmente anche la prima) non sarò mai.
Ma la verità è che un po’ ti vergogni, perché è vero che i soldi rubati in Italia sono finiti (anche) qui, e per quanto le cose siano cambiate e stiano cambiando rimane il fatto che l’evasione fiscale altrui ha contribuito al benessere di questo paese: e a te che vieni da un paese ucciso dagli evasori un po’ ti rode.
Però io, qui dove sono capitata, nonostante tutto, mi trovo bene: in questa città che ha lo stesso nome dello stato e dove tutte le lingue e le fisionomie del mondo si mescolano nelle strade, sugli autobus, nei negozi, io mi sento a casa.
In questo posto dove ognuno è fiero di essere quello che è e spesso “quello che è” è molteplice, io mi sento invidiosamente a casa.
Invidiosamente invidiosa di questi ragazzi che hanno nel sangue diverse nazionalità e passano fluidamente da una lingua all’altra, invidiosa di generazioni che fanno fatica a definire il concetto di lingua madre, lingue madri al limite, ti dicono, e queste lingue madri arrivano spesso a quattro, e loro come giocolieri le gestiscono in contemporanea, in multitasking, passano da un all’altra, traducono per chi non ha capito, rispondono, commentano, e io mi lascio trasportare da questa babele, salvo defilarmi quando cominciano a parlare ANCHE italiano, perché è una lingua tanto bella e hanno tanti amici italiani… non vale, così non vale.
Mi trovo bene in un paese in cui il rispetto delle regole viaggia col rispetto delle persone, e questo non significa che non ci siano problemi, tensioni, razzismo, povertà crescente, ecc… ma che comunque si da per scontato che le istituzioni sono al servizio del cittadino, e che il cittadino ha un vantaggio dal rispetto condiviso delle regole.
E non devi mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno per ogni pratica, perché “non si sa mai”…
All’inizio ho fatto fatica ad abituarmi ma è possibile, se mi concentro ce la posso fare, mi posso fidare, non c’è bisogno di stare sempre sulla difensiva, l’attacco preventivo è, forse, energia sprecata.
Ogni volta che imbuco una lettera importante per posta ordinaria trattengo il fiato: ma ci riesco. Anche questo mi piace.
Io che vengo da un paese dove il furbo si vanta e l’onesto si vergogna, scusatemi, ma mi trovo bene qui, e pazienza se hanno un passato da paradiso fiscale: nel nostro passato c’è il Rinascimento, questo basta a salvare il presente?
Quanto a lungo i figli possono vantarsi dei meriti dei genitori, e quanto a lungo devono vergognarsi delle loro colpe?

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7 pensieri su “Che ci faccio io qui?

  1. Ciao,
    dovrei trasferirmi per lavoro in Lux e vorrei dei consigli pratici. Costo della vita, di un alloggio, vita in generale e tutto il resto… come si vive realmente? ho fatto tante esperienze all’estero ma il trasferirmi in un paese cosi’ piccolo mi fa un po’ paura. Se mi dai qualche dritta mi fa molto piacere.
    Grazie molte,
    Rocco

    • Ciao Rocco. Si, hai ragione, il paese è veramente piccolo, il che ha svantaggi e vantaggi. Il costo della vita è abbastanza alto, specialmente in città dove alloggiare è carissimo, ma dove del resto si può beneficiare di un ambiente molto internazionale. Si vive bene, senza dubbio, ma se la prospettiva è di restarci tutta la vita si pone il problema dell’integrazione, che non è facile… Sui forum di http://www.expat-blog.com/forum/viewforum.php?id=6371 ho pubblicato un po’ di consigli pratici e indicazioni varie, prova a dargli un’occhiata, e poi se hai domande più specifiche scrivimi: nei limiti delle mie possibilità e conoscenze sarà un piacere cercare di risponderti 😀

  2. anch’io faccio fatica a non richiedere la ricevuta di ritorno, pensa, la prima volta l’ho fatta anche per la richiesta di rimborso alla CNS non sapendo che non avevo neanche bisogno di mettere il francobollo. ahahah!

  3. Ciao lavitachevuoi, sono una ragazza di 28 anni, e tra esattamente un mese io e mio marito ci trasferiremo in Lussemburgo zona Kirchberg.
    Sono incinta di 5 mesi e sto seriamente prendendo in considerazione di partorire li in Lussemburgo cosi da poter aver vicino mio marito durante e dopo il parto.
    Purtroppo non conosco molto bene l’inglese e il francese affatto, che tu sappia ci sono ginecologi e ostetriche che parlano l’italiano?
    Grazie mille :-))

    • Auguri!!!!!!!!!
      Purtroppo non posso rispondere alla tua domanda, non ne ho la più pallida idea e non so neanche a chi potrei chiedere…
      direttamente alle cliniche forse? Puoi provare…
      in ogni caso un super in bocca al lupo, e speriamo che tu riesca a trovare una bravissima ‘sage femme’ che possa seguirti in italiano!!!

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