Saint-Nicolas in Lussemburgo/1: Kleeschen, ovvero alla ricerca della tradizione locale

Dopo tre anni, quest’anno ho ceduto : va bene, ho detto, festeggeremo Saint Nicolas. E la mattina del 6 dicembre mi sono presentata in cucina con due pacchettini. Mamma, li ha portati Saint Nicolas? No, ve li regalo io per festeggiare. Ma se non l’ha portato lui, a me il regalo non piace… ha squittito un topo cinquenne sull’orlo delle lacrime, nonostante stringesse tra le mani l’oggetto dei suoi desideri, un mostro a me ignoto ma notissimo ai negozianti di giocattoli.

Ma Saint Nicolas non sa che siete in Lussemburgo.

Invece lo sa, infatti mi ha portato i dolcini a scuola…

Si, ma non sa dove abiti!

E come facciamo a farglielo sapere?

Beh, bisogna fare tutto il rituale che serve per Saint Nicolas, sai, tipo l’albero di Natale e la letterina per babbo Natale…

Allora mamma  tu scopri cosa bisogna fare così l’anno prossimo Saint Nicolas. mi trova e mi porta il regalo e pure un sacco di dolcini, anche nella pantofola.

La pantofola?!?

E così, è cominciato il mio peregrinare in rete e al telefono e presso i colleghi nativi dei dintorni e spudoratamente anche nei negozi: le cassiere di vari esercizi commerciali lussemburghesi ne sanno qualcosa…… cosa bisogna fare per “attirare” Saint Nicolas? E che c’entra la pantofola?

Premessa wikipedica: Saint Nicolas, che poi sarebbe San Nicola, è all’origine di Santa Klaus e quindi di babbo Natale. Si festeggia però il 6 dicembre, giorno del Sinterklaas (il compleanno del Santo, in olandese).

E’ una festa che è molto sentita in Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Ungheria, Polonia, e pare anche nella repubblica Ceca, in Svizzera, in Romania e in Croazia… e sicuramente anche in alcune regioni di confine (belgo/lussemburghese/tedesco) della Francia.

Innanzitutto, giusto per semplificarmi la vita, non esiste una tradizione unica: se le grandi linee sono le stesse per tutti, ogni regione/nazione differisce però in numerosi dettagli.  Quindi chiedo scusa a colleghi/conoscenti e perfetti sconosciuti rivelatisi francesi, belgi o tedeschi, ma i loro meravigliosi e discordanti racconti qui non compariranno: io sono alla ricerca della tradizione lussemburghese!

E in Lussemburgo Saint Nicolas si chiama Kleeschen. E viaggia accompagnato dall’Housecker, il Père Fouettard: letteralmente il “padre frustatore” (o frustante? Insomma, comunque uno mica tanto rassicurante…): è vestito (il tipo inquietante) tutto di scuro, con una sorta di saio che lo nasconde completamente, e porta una sacca piena di bastoni, che consegnerà – al posto dei regali – ai bambini che non sono stati buoni.  I bambini dovranno poi consegnare il bastone ai genitori, che ne faranno buon uso per educarli.

(State provando un moto di improvviso affetto per le renne di babbo Natale, eh?)

Saint Nicolas, invece, è vestito da vescovo, con mitria bastone pastorale e tutti i paramenti sacri del caso. Viaggia a dorso di un asino, o su un carro trainato da un asino, e talvolta lo accompagna anche un angelo: sono gli angeli infatti a preparare i biscotti che Saint Nicolas porta ai bambini, e questo (l’uso cioè intensivo del forno) spiegherebbe il rosso di sera che in Italia bel tempo si spera.

Affinché il buon santo si fermi nella casa e lasci i suoi doni e dolciumi, ogni bimbo deve lasciare sul tavolo un piatto con un po’ di fieno o una carota per l’asino, e due bicchierini di un superalcolico per il santo e il padre picchiatore. Tradizionalmente un’acquavite locale, oggi pare che i genitori manovrino spesso a favore del rhum.

La mattina dopo il bambino, se è stato buono, troverà il piatto pieno di dolcini e intorno al piatto qualche regalino.

Ma, e qui arriva il dettaglio che mi fa perdonare la presenza del padre picchiatore, Saint Nicolas lascerà anche un  bonhomme (il Boxemännchen, squisito dolcino che viene preparato esclusivamente in quest’occorrenza) per la mamma.
Decisamente, dall’anno prossimo festeggeremo SERIAMENTE Saint Nicolas!

bonhomme

P.S.: E la pantofola? La pantofola è una delle più stupende applicazioni del concetto di ‘ricatto educativo’ che io abbia mai incontrato! Con la scusa che Saint Nicolas arriva in realtà nel paese un po’ prima (una settimana, due…), ogni sera il bambino può lasciare una pantofola (spesso ‘costruita’ appositamente) in un luogo chiave della casa (sulle scale d’ingresso, vicino al camino, in cucina…): se durante il giorno è stato bravo, Saint Nicolas lascerà per lui una caramella. Se la mattina non trova la caramella, vuol dire che non è stato bravo, ma può impegnarsi di più e riprovare la sera.

Insomma, tra il padre picchiatore che distribuisce bastoni e la caramellina in premio ogni sera, direi che da queste parti il metodo educativo è sullo stile ‘bastone e carota’…

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3 pensieri su “Saint-Nicolas in Lussemburgo/1: Kleeschen, ovvero alla ricerca della tradizione locale

  1. Eh sì, i bambini hanno bosogno di cose magiche. Mi ricordo che da giovane coppia, io e mio marito, avevamo deciso che bisognava dire ai figli sempre la verità e quindi niente Babbo Natale. All’avvicinarsi della data fatidica siamo andati con mia figlia di circa tre anni e mezzo a scegliere i regali da mettere sotto l’albero. Lei ha scelto il suo che è subito stato messo sotto l’albero già pronto in salotto. All’asilo la maestra aveva parlato di Babbo Natale raccontando la solita storia che sarebbe passato la sera della vigiglia di Natale a lasciare i doni e che bisognava lasciare vicino al caminetto una tazza di caffè e dei biscotti per rifocillare il povero vecchietto che per far felici i bambini girava la notte col freddo. La sera prima di andare a letto mia figlia mi dice piano all’orecchio, quasi per non deludermi: “lo so che Babbo Natale non esiste ma possiamo comunque lasciare il caffè con i biscotti?”

  2. Pingback: La lunga epoca delle feste invernali | Che ci faccio io qui

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