Saint-Nicolas in Lussemburgo/2: quando Saint-Nicolas arrivò in jeep

Passate le feste, passata anche la befana, dedico il primo post dell’anno a una piccola storia locale, legata – ancora – a Saint-Nicolas.

(A proposito: la befana in Lussemburgo non è conosciuta: persino alla Ferrero qui festeggiano il Saint-Nicolas e non la befana. Il 6 gennaio però è tradizione di origine francese mangiare la Galette des rois, tradizione che noi ovviamente abbiamo subito adottato aggiungendola a quella italiana. Mi chiedo come farà il nostro fegato a sopravvivere alla somma di tutte le tradizioni…)

Ma torniamo al racconto di come, in una città del nord del Lussemburgo, la seconda guerra mondiale sia entrata nella tradizione di Natale.

Siamo all’inizio di dicembre, anno 1944, a Wiltz, una cittadina nelle ardenne lussemburghesi che era stata da poche settimane liberata dopo quattro anni di pesante occupazione tedesca. La città aveva conosciuto durante quei quattro anni rappresaglie feroci, sospettata di essere un centro della resistenza anti-tedesca, e gli uomini erano stati tutti o arruolati dai tedeschi o spediti nei campi di concentramento.
In questa cittadina, dove la povertà era pari forse solo alla paura, furono inviati i soldati americani della 28° divisione di fanteria della Pennsylvania National Guard (la Keystone Division) affinché, esausti anche loro e decimati dalla guerra, potessero riposarsi e riorganizzarsi.

Fin qui la storia non racconta, purtroppo, nulla di nuovo: Wiltz non fu certo l’unica città in Europa a pagare un tributo altissimo alla seconda guerra mondiale. E tutto ciò sarebbe solo uno dei tantissimi episodi del genere che nei libri di storia non trovano neanche spazio, se uno dei soldati, commosso dalla povertà estrema dei bambini che da quattro anni non festeggiavano il Natale e nessun’altra ricorrenza, non avesse pensato di organizzare una piccola festa di Saint Nicolas quel 6 dicembre.

I suoi commilitoni raccolsero le loro razioni di cioccolata e caramelle, e alcuni aggiunsero anche il contenuto dei pacchi che avevano ricevuto da casa. La cucina da campo si mise al lavoro per preparare ciambelle per tutti, mentre le suore del convento di Wiltz con parte della cioccolata americana prepararono cioccolata calda da bere per i bambini. E Richard “Dick” Brookins, un ragazzone alto che aveva la stessa taglia del parroco del paese, venne scelto per indossare gli abiti talari del prete e mascherarsi da Saint Nicolas, accompagnato da due bambine vestite da angelo.

Fu così che il 6 dicembre 1944 i bambini di Wiltz, in molti casi per la prima volta nella loro vita, videro sfilare Saint Nicolas nelle strade, e ricevettero caramelle. Poi il soldato americano vestito da vescovo, seduto in una sala del convento mentre le suore distribuivano la cioccolata calda, prese in braccio e ascoltò i desideri di ogni bambino: non capiva che poche parole di tedesco, ma ad ogni bambino ripeteva assentendo qualcuna delle parole che il bambino diceva, e ogni bambino fu convinto che Saint Nicolas lo avesse ascoltato e capito.

Fu una festa grandissima, per i bambini e anche per gli adulti, che per una giorno dimenticarono la guerra e riscoprirono il piacere della festa, della musica, di ballare e chiacchierare. E mangiare cose buone.

Due settimane dopo Wiltz venne bombardata e quasi completamente distrutta. Pochi i sopravvissuti.

Ma quei pochi trasformarono la memoria di quel Saint Nicolas americano in una tradizione, e da allora ogni anno Wiltz festeggia Saint Nick, the American Saint Nicolas.
E nel 1977 la città riesce anche a ritrovare e a contattare il primo American Saint Nicolas, l’originale, quel caporale Brookins che nel 1944 si era prestato per la prima volta al ruolo, e lo invita a rivestire di nuovo i panni di Saint Nicolas, in una Wiltz ricostruita e ripopolata che però non dimentica il giorno in cui tutti scordarono – per un po’ – la guerra.

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