La galette des rois

Passata la befana, mangiata la galette des rois, mi pareva brutto lasciar languire le sopravvissutte galettes nelle pasticcerie.

Così, con spirito di sacrificio, mentre fuori la neve cadeva, per più di due settimane abbiamo continuato a mangiare torte e assegnare “fèves”, indossare corone di carta e andare a letto piangendo perché non la trovo mai io e non è giusto.
(Questo per l’esattezza era il nano guerriero. Perché la fortunella regina degli elfi, di cartoncino incoronata, aveva invece altro di cui lamentarsi, per esempio il fatto che non toccava mai a lei stare sotto al tavolo per designare a chi toccasse la fetta.)
Insomma, una volta messi a letto i lacrimanti, mi è toccato ogni sera riprendermi dalla fatica con una razione aggiuntiva di galette, ripetendomi che i meno 8 gradi dell’indomani mattina mi avrebbero aiutato a smaltirla.

Ora che anche l’ultima fetta è stata mangiata e l’ultima fève ha generato le solite recriminazioni, e la neve purtroppo minaccia di sciogliersi (mentre il gelo non ha fatto il suo dovere, ma questa è un’altra storia), per chi non sapesse di cosa sto parlando è arrivata l’ora delle spiegazioni.

La galette des rois è una torta bassa, di pastasfoglia o qualcosa di simile, ripiena di marzapane (frangipane per l’esattezza, nella speranza di incappare un giorno in qualcuno in grado di spiegarmi la differenza…) ma presente anche con una variante alle mele.
Al suo interno viene nascosta una cosiddetta “fava” (che può essere una mandorla nelle torte fatte in casa, o un oggettino. In quelle che si acquistano, almeno da queste parti, di solito è una figurina in ceramica di discutibile aspetto estetico). Inoltre, se la torta la si compra invece di prepararsela da soli, viene fornita anche una corona di cartoncino dorato.

La mattina del 6 gennaio un bambino, il più piccolo nei limiti del possibile, si nasconde sotto al tavolo, mentre qualcuno taglia a fette la torta. Messa una fetta sul piattino l’adulto affettatore chiede al bambino a chi dare quella fetta, e così via finché non viene assegnata la fetta che contiene la fava. Il fortunato vincitore avrà il diritto di indossare la corona di cartone, e sarà il re della giornata.

Nascondere qualcosa in una torta è un’usanza abbastanza diffusa, in diverse occorrenze e in numerosi paesi. La fava può essere praticamente qualsasi cosa, e varia a seconda delle tradizioni: un anello, un confetto, una moneta…
Wikipedia nasconde narrazioni di feste disparate e sparse un po’ ovunque, almeno in Europa, fornite di torta con sorpresa.
L’origine di tutto ciò risale agli antichi romani. Furono loro infatti a inventarsi la procedura per festeggiare i saturnali, la cui ricorrenza cadeva più o meno nel periodo del nostro attuale natale (o viceversa…)
Era allora il padrone di casa, il pater familias, che con l’aiuto di un bambino nascosto sotto al tavolo distribuiva le fette di torta alla servitù, schiavi inclusi, e chi trovava la fava diventava per un giorno re, col potere di esaudire tutti i propri desideri. Ma il regno durava un giorno solo, e possiamo immaginare che nessuno schiavo abbia mai avuto l’ardire di approfittarne troppo…

L’idea, come per il carnevale, era quella di rovesciare l’ordine costituito, anche se solo per un giorno, per onorare il dio degli inferi i cui influssi erano considerati nefasti.

Come da qui si sia arrivati ai re magi, non l’ho ancora scoperto.

In compenso ho scoperto che una pasticceria di Lussemburgo usa ogni anno delle fèves a tema. Quest’anno le macchinine Bugatti.
Ad averlo saputo prima!
Se non altro, la contesa tra nani e (regine degli) elfi avrebbe fatto scorrere fiumi di lacrime per più nobili fave…

galette

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3 pensieri su “La galette des rois

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