Siamo seri, per favore.

Oggi festa della donna, ricevo da un’insospettabile amica che lavora alla Commissione europea una mail su questo argomento. La festa della donna.
Insospettabile, l’amica, non nell’essere amica, ma nel ricordarsi e addirittura propormi di celebrare tale ‘festa’, come inizialmente credo, essendo il contenuto della mail un invito a un vernissage in occasione della giornata internazionale della donna.

Donna di poca fede (io, non l’amica, che invece si scoprirà tener fede al proprio essere insospettabile) passo in rassegna velocemente tutte le opzioni a mio parere possibili: l’amica è impazzita, o forse ha bevuto, o forse aspetta un figlio e non lo sa….

In ogni caso impossibile raggiungerla per pranzo per ammirare insieme l’esposizione, che è prevista nell’edificio principale della Commissione, impossibile a prescindere dall’occasione, e lei lo sa (non è cosìììì che se ne andrà! Si, la smetto di citare De Gregori: non mi succedeva da anni, dev’essere questa storia dell’8 marzo…): il tempo di arrivare fino là, poi aspettare che qualcuno entri per andargli dietro (essendo l’ingresso fornito di porte girevoli pesantissime, che io non riesco a smuovere neanche prendendo la rincorsa), poi tutta la trafila per ottenere il pass d’ingresso, il documento da lasciare in ostaggio, la firma dell’amica che giura sotto la sua responsabilità che non mi lascerà vagare sola per i corridoi, non mi avrebbero ancora dato il pass che per me sarebbe già ora di tornare indietro.

Ma lei – dicevamo – tutto questo lo sa, e allora perché mi invita a questo vernissage?
Ma chi l’ha detto che mi sta invitando al vernissage?
Ecco, con colpevole ritardo il tarlo del dubbio si insinua tra i miei pensieri e mentre l’occhio sinistro continua indefesso a occuparsi di lavoro, l’occhio destro comincia a scorrere l’email.

Ma sin dalle prime righe l’occhio sinistro è costretto a partecipare all’operazione, mentre sperimento una sorta di lifting facciale spontaneo: occhi che si ingrandiscono, pelle che si tira, fino ad apparente paresi dei muscoli d’espressione.

Pare infatti, stando ai redattori dell’invito, che “loro” siano tra noi! Che si infiltrino addirittura nelle nostre riunioni, contaminino i nostri uffici!


Oddio, ci sarà mica da aver paura?
State calmi, non vi allarmate: non c’è pericolo, anzi pare che “loro” sappiano quel che fanno (anche se non stiamo parlando di parrucchieri). Tant’è vero che noi apprezziamo le “loro” competenze professionali.
Ah, però, come siamo magnanimi e tolleranti.
Si, ma cosa sappiamo veramente di “loro”? Cosa fanno “loro” dopo il lavoro?
Potremmo farci gli affari nostri, voi direte, ma invece no, interroghiamoci su questa nostra assenza d’interesse per questa strana razza che pure abbiamo così vicino. Per esempio, come fanno “loro” a dimenticare certi «clienti» (virgolettato nell’originale!) rompiscatole?

Oddio, ma che “loro” poco poco sono… cioè tipo … ma mica mica … cioè, tutto sommato, una mostra fotografica sulla prostituzione per celebrare la giornata delle donne, originale, magari inaspettato…

E come fanno a dimenticare certe decisioni irragionevoli dei loro superiori, causa di stress e frustrazioni?

Ecco, a questo punto l’effetto lifting ha cominciato a calare, e l’indignazione a montare.

Perché l’interrogarsi dei redattori non si ferma alla curiosità sulla vita privata delle colleghe donne (nessuna idea sul perché si chiami vita privata?), non si accontenta di compatirle, povere vittime, per i poco seri clienti (complimenti per la scelta terminologica!) con cui hanno a che fare, né a suggerire capi vessatori (vessatori in quanto capi, o in quanto uomini contro donne? I colleghi maschi non sono mai stressati dai loro capi? Perché i capi sono uomini che stressano solo le donne, o perché è tipico delle donne farsi stressare da qualsiasi cosa? Non capisco, dev’essere perché sono donna…).
Nossignore, l’interrogarsi dei redattori ormai lanciatissimi ci coinvolge in un ultimo supremo stupore: lo sappiamo noi che per mantenersi in forma e salvaguardare un certo equilibrio mentale “loro” frequentano associazioni e circoli culturali coltivando così – reggetevi forte – passioni e talenti inaspettati?

Talents inattendus. Surprising talents.

Talents inattendus.

Surprising talents.

Io non so se i redattori – l’iniziativa è a cura del comitato locale del personale della Commissione europea –, sono solo uomini, o se tra loro si sono infiltrate anche donne, ma se ci sono, donne dico, tra i redattori, beh complimenti perché si sono mimetizzate proprio bene.
E il colpo di grazia a questo invito dal lessico imbarazzante lo dà la foto della gentile signora della locandina, sicuramente vestitissima (la signora) ma di cui la foto sfoggia solo pelle surprisingly decorata con leggiadre farfalle.
Una foto forte che svela la vera essenza delle donne, il loro impegno civico, l’importanza che hanno avuto nella storia, nell’arte, nelle scienza, il loro ruolo nella società, una foto coraggiosa, che denuncia le discriminazioni che le donne ancora subiscono nel mondo occidentale, e la situazione disumana che caratterizza la loro vita in tante parti del mondo, una foto nuova che sfugge i soliti cliché per mostrare un’alternativa al maschilismo strisciante di tanta comunicazione, una foto estrema che riesce a farci aprire gli occhi sul problema del femminicidio.
O no?

Eccole, le colleghe donne viste con gli occhi del comitato del personale, vittime che possono sorprenderti rivelando di avere una vita fuori dal lavoro, degli interessi, addirittura (ooooh) dei talenti. In onore delle quali allestire una mostra fotografica che non ho visto e di cui quindi non parlo, magari era meravigliosa, ma il cui invito è una vergognosa fiera di linguaggio sessista e discriminatorio: dai “clienti” al titolo francese dell’esposizione, le donne che ‘svelano’ – e perché non usare direttamente ‘mettere a nudo’?

Siamo seri, per favore.

L’insospettabile amica credo che mi abbia teso un tranello in cui cado consapevole: se lei non può dir niente pubblicamente, io posso. E lo faccio. In occasione della giornata internazionale delle donne. Perché di strada da fare ne abbiamo ancora tanta, e non solo in Italia.

 

 

 

 

 

 

 

Qui di seguito, i testi originali dell’invito al vernissage

ENGLISH

On 8th March 2013 the European Commission Local Staff Committee in Luxembourg will celebrate International Women’s Day by turning the limelight on some of our female colleagues.

We meet them every day in our units or in meetings, where we can appreciate their professional knowledge and skills, but do we really know them?

What do we know about their activities after work? How do they manage to shake off the tensions and frustrations caused by overly demanding “clients” or unreasonable superiors?

Are we aware that in order to keep in good physical and mental shape they are active in various clubs, teams and associations where they devote themselves to perhaps unexpected passions and display surprising talents?

20 colleagues have accepted our invitation to pose for a photo shoot to illustrate their personal passions, which they further explain in a short accompanying text.

You are heartily invited to the resulting exhibition which will be on view from 8-22 March in the Jean Monnet building in the corridor between the conference centre and the post office.

The “vernissage” will take place on 8th March from 12.45 to 14.00 near the entrance of the conference centre in the JMO, with a musical interlude performed by the “Club de Musique, une section du Cercle Culturel des Institutions   européennes” followed by refreshments.

FRANÇAIS

Le 8 mars 2013, le Comité Local du Personnel de la Commission européenne à Luxembourg fête la Journée Internationale de la Femme, à sa manière, en mettant nos collègues féminines à l’honneur.

Nous les croisons au quotidien, au sein de nos services ou en réunion où nous pouvons apprécier leurs compétences professionnelles, sans toutefois les connaître vraiment.

Que savons-nous de leurs loisirs une fois qu’elles ont quitté leurs bureaux ? Comment oublient-t-elles quelques “clients” casse-pieds ou décisions déraisonnables de leurs supérieurs qui peuvent être source de nombreuses frustrations ?

Savons-nous que pour avoir une bonne forme physique ou conserver et entretenir un mental équilibré, elles fréquentent nombre d’associations ou cercles culturels pour assouvir des passions et talents inattendus ?

20 collègues féminines ont répondus favorablement à notre invitation pour se livrer à une séance de pauses devant l’objectif de notre photographe pour illustrer et motiver par une petite légende leurs passions.

Nous vous invitons à découvrir l’exposition qui en résulte au bâtiment Jean Monnet dans le couloir situé entre le centre de conférences et le bureau de poste du 8 mars au 22 mars 2013.

Le vernissage aura lieu le 8 mars de 12h45 à 14h00 en face de l’entrée du centre de conférences au JMO, ponctué par un intermède musical interprété par le Club de Musique, une section du Cercle Culturel des Institutions européennes suivi d’une collation composée de boissons chaudes et viennoiseries.

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