Ma non mi posso far impiantare Google Translate?

Ci sono cose che non cambiano, ovunque tu sia ti capiteranno sempre seguendo una loro infallibile logica: la legge di Murphy. In base alla quale la probabilità che una fetta di pane imburrata cadendo atterri sul lato con il burro è direttamente proporzionale al valore del tappeto che c’è sotto.

Pertanto avrei potuto immaginarlo che la mia meravigliosa, spettacolare, irrinunciabile piastra a induzione (state ancora al gas? ancora con la cucina a gas? non sapete cosa vi perdete…) si sarebbe rotta in un weekend, magari con previsti ospiti a cena.

E così è stato, solo che il valore del tappeto era molto alto (il weekend essendo molto lungo, con un meraviglioso lunedì festivo) quindi il sabato pomeriggio, tutto pronto per cucinare il menu del secolo (beh, più o meno…), ospiti attesi poche ore dopo, la succitata magnifica piastra a induzione non si limita a rompersi, no: manda in corto l’intero impianto elettrico, bruciando il quadro-come-si-chiama-quello-con-tutti-gli-interruttorini-su-giù e lasciandoci meravigliosamente senza corrente. Senza telefono, senza luce (e lo so che è maggio ma potrebbe essere anche novembre a giudicare dal tempo e alcuna luce arriva in aiuto dalle pur ampie finestre), senza piastra di cottura senza forno e senza microonde. E non aprite il frigorifero. E ora che facciamo?

La mente della sottoscritta comincia a escludere tutte le ipotesi che a Roma sarebbero state la norma, a partire dal suonare alla portiera e chiederle il numero di un elettricista fino a recuperare il numero del cognato della vicina di casa della collega di un lontano cugino il cui padre lavorava in una ditta di impianti elettrici ma essendo ora in pensione si presta a interventi d’urgenza in ore e giorni non canoniche. Avete capito chi, no? Mi chiedo se non conosciamo tutti lo stesso…

Ma qui ….

E non è neanche possibile connettersi a internet e consultare editus.lu, l’annuario lussemburghese delle imprese artigiani e professionisti di ogni tipo, illudendosi che ci sia qualcuno che lavori nel weekend lungo, ah ah…

Come avrei fatto se non ci fosse stato al mio fianco mio marito?

Che con guizzo inventivo butta là: ma non abbiamo un’assicurazione per tutto ciò?

Premessa: che siate affittuari o proprietari, in Lussemburgo dovete essere assicurati. Come minimo responsabilità civile e incendio. Ma il minimo qui non è contemplato, quando si parla di assicurazione. La gente assicura di tutto e di più. E così quando abbiamo chiesto a suo tempo di sottoscrivere la polizza più basica ed economica ci siamo comunque ritrovati assicurati anche contro danni di origine climatica cadute di aereo sul tetto della casa – giuro! – allagamenti di varia origine e…. e…. e guasti all’impianto elettrico!!! Con numero di telefono contattabile 24 ore al giorno 7 giorni a settimana 365+1 giorni all’anno per richiedere aiuto.

Noi abbiamo un’assicurazione per tutto ciò.

Con presa in carico del pronto intervento.

E io ora che ci penso so persino dov’è il contratto e quindi il numero di telefono da contattare.

Se lo ripeto magari ci credo.

Perché non sembra vero, almeno a me non sembrava vero, e invece è vero, e il numero di telefono funziona, numero di polizza, cognome, indirizzo, sarete richiamati entro un’ora da chi si occuperà del vostro guasto.

Entro un’ora?

Di sabato pomeriggio?

Weekend lungo?

Due ore e mezza dopo, marito inghiottito da un supermercato nell’ora di massimo affollamento prima della lunga chiusura a procacciare birre visto che a quanto pare ceneremo con pizza presa al ristorante, l’elettricista suona alla porta. E io, che mi credevo ormai immune dalla legge di Murphy forte della mia assicurazione, realizzo che viene dalla Germania.

E che parla solo tedesco.

Danke.

Bitte.

Ora, voi dovete immaginare la scena, lui che mi chiede cose in tedesco io che mi attacco a qualche assonanza e rispondo in francese, lui che fa evidentemente lo stesso ma all’inverso, e di assonanza in assonanza giriamo intorno ai problemi come due falene intorno alla lampada, procediamo a gesti e brandelli di parole, di frasi, gli mostro la piastra, il quadro, lo guardo dritto negli occhi mentre parla nella speranza di leggergli nel pensiero, ma certo, vorrà vedere l’interruttore generale, cave, cellar, garage, ci manca poco che lo prenda per mano per farmi seguire.

Ma ad un certo punto ci areniamo, il problema è identificato, ha bisogno che io gli dica qualcosa, o forse lui vuole dirmi qualcosa, ma cosa? e lui con un grande sorriso telefona a qualcuno.

Parla, poi mi passa il telefono. La signora farà da interprete via telefono. Dame. Translation. Magnifique.

La signora è tedesca ma parla inglese.

Un po’.

Magnifique.

The electrical stuff, what’s the name, panel? the-one-with-all-the-switches, is skipped when I turned on the cooking plate, yes, with burning smell, yes, no, could you repeat? Ah, komplett, in the whole apartment, ok, yes, even upstairs. What? Ah. And then? When? Tomorrow? Monday? The day after Monday? Yes, of course. Ok. Yes, it would be great. And I have to sign? Ok. Thanks, Danke. Tschüss.

Piastra asportata e portata via, quadro elettrico riparato, elettricità funzionante, martedì mi chiamerà qualcuno che parla francese per dirmi se si può riparare o conviene sostituirla.

Great, dank, thanks, merci.

gatto%20stremato

– Mamma, ma quel signore che lingua parlava?

– Tedesco.

– Tu non lo capisci il tedesco?

– No, decisamente no.

– Io però lo capivo.

– ….

 

 

Ma non mi posso far impiantare google translate?

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