Non posso mica cambiare il sottotitolo del blog (ovvero: l’altra faccia della medaglia)

Abbiamo rischiato di partire di nuovo. No, non è vero. Non abbiamo rischiato nulla, in realtà. Ma insomma, io ci ho fantasticato un bel po’. Sulla possibilità di trasferirsi di nuovo. Di ri-ricominciare. Ri-ripartire.

valigie

Una nuova casa. Di nuovo. Nuove finestre, nuove cose fuori dalle finestre.

E’ che ho trovato un annuncio di lavoro a cui avrei potuto rispondere. Che non era un lavoro da sogno, forse, ma neanche un brutto lavoro, tutt’altro.

Che magari mi avrebbero preso.

E che era in Francia.

Perché qui stiamo bene, super bene (a parte quest’inverno eccezionalmente buio e infinito da cui speriamo di essere finalmente usciti… speriamo …) e il posto è bello e …

Però ogni medaglia ha il suo rovescio, e ultimamente mi sono ritrovata a pensare spesso al rovescio, anche perché ricevo molte mail di richiesta di consigli per trasferirsi in Lussemburgo, e comincio a sentire il peso della responsabilità, e ho cominciato a chiedermi se è poi così vero che qui stiamo così bene, e se non potremmo stare meglio altrove.

La risposta alle ultime due domande è per entrambe si.

E’ vero che stiamo bene qui.

E’ vero che potremmo stare meglio altrove.

Perché il lato oscuro del granducato per il residente straniero è che di fatto, a volte, hai la sensazione di vivere su una portaerei. Sei vicino a tutto, ma sei in nessun posto. Aerei decollano aerei atterrano, e per te che pensi di rimanere a volte è difficile, e chiedi a chi scende dall’aereo che progetti ha per il futuro, e a seconda dei progetti magari fai un passo indietro, sembrava una persona simpatica, avrei voluto conoscerla meglio, ma se tra qualche anno se ne va, allora…

Mangi prodotti tipici, che sono tipici anche in qualcuno dei numerosi ‘aldilà della frontiera’. Conosci autoctoni che sono talmente autoctoni da avere genitori delle più disparate provenienze.

Vai al cinema e devi a fare attenzione alla lingua del film, perché i film sono in lingua originale con sottotitoli in francese e neerlandese, ma se il film è francese o tedesco allora non è sottotitolato, come se conoscere una delle due lingue implicasse necessariamente la conoscenza dell’altra.

Una foto attira la tua attenzione dal banco delle riviste, ti avvicini per leggere il titolo magari già pensi di comprare la rivista ma la lingua è a te ignota. Peschi il quotidiano gratuito passando davanti alla stazione ma devi stare attento a quale versione hai preso.

Ognuno vede una televisione diversa, tra canali lussemburghesi tedeschi francesi e belgi a cui aggiungi una rete spagnola, qualche italiano e due portoghesi. Di default.

Ognuno segue le vicende politiche di un paese diverso, ognuno fa riferimento a una letteratura diversa, e ognuno segue un diverso campionato di calcio.

Chiaro che poi finisci col parlare del tempo: è l’unica cosa che tutti condividono!

Certo, questo non cambia nualla in termini di relazioni amicali strette, le persone si scelgono per affinità che superano i confini geografici. Ma non esistono solo gli amici, che per definizioni sono pochi e chiedono tempo. Ci sono i contatti occasionali, le chiacchiere da bar, i colleghi. E sulla portaerei ognuno si è portato dietro un pezzetto del suo mondo, e nessun mondo prevale sull’altro, o ognuno prevale se preferite, se guardate le cose dal punto di vista del portatore del singolo mondo.

Allora succede che la possibilità anche se remota e teorica di trasferirti in Francia, improvvisamente, ti attrae. Una sola lingua, che incidentalmente già conosci, una sola nazione, una televisione nazionale una politica nazionale una stampa non solo in una sola lingua ma con di fatto una simile priorità nella gerarchizzazione delle notizie. Una popolazione stabile, in cui il residente di passaggio esiste ma non è maggioritario, una popolazione mista ma che si riconosce in una nazionalità predominante, insomma terraferma, e non portaerei.

portaerei

Poi torni a casa, con l’elettricità di una possibile nuova avventura che ti fa formicolare la pelle, e con estrema nonchalance la butti là, così sul vago, una boutade, due chiacchiere a cena, tanto per dire.

E non ci cade nessuno. Perché è solo una remota e teorica possibilità, ma tu hai già idealmente preparato le valigie, e sei uscita più tardi dal lavoro per guardare gli annunci immobiliari, e nella tua testa già si anima una realtà parallela, e le farfalle che ti volavano nello stomaco hanno fatto vibrare diversamente la tua voce.

Il marito si è insediato più solidamente sulla sedia su cui già sedeva e ha domandato ‘cioè licenziarmi di nuovo e rimettermi a cercare lavoro?’

La regina degli elfi (guai a chiamarla principessa. Le principesse pare siano noiose. Le regine invece comandano) si è inalberata (incredibile come persone tutte sedute su una sedia riescano però a esibirsi in posture differenti. O forse dipende dal fatto che le regine siedono sul trono, e insediarsi per loro è troppo borghese …) e ha rivendicato il diritto a non cambiare scuola amichette ed abitudini e poi a lei piace il tedesco ‘allora almeno andiamo in Germania’.
Il nano guerriero, nemico giurato del plurilinguismo, invece è l’unico che è sembrato interessato: ‘Francia? Che lingua parlano in Francia? Francese? Cioè solo francese solissimo? Davvero? Va bene, quando partiamo?’

Non partiamo. Il marito lo sa, lo sa che io lo so.
Ed io lo so che partirei e ri-partirei, che mi piace cambiare, che mi piacciono molto gli inizi e meno i prosegui, perché preludono già alle fini. Che tra qualche anno ricomincerei a guardarmi in giro, che insomma non ne vale la pena (beh, non adesso per lo meno …), e che forse sono la persona più adatta a vivere in una portaerei. Che metter radici, a me, riesce difficile, e allora a che mi serve la terraferma?
E poi, mi toccherebbe pure cambiare sottotitolo al blog …

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4 pensieri su “Non posso mica cambiare il sottotitolo del blog (ovvero: l’altra faccia della medaglia)

  1. Che pensieri! anche io cerco lavoro a Lussemburgo da circa sei mesi, ma ho sempre avuto il pudore di non chiedere pareri su spostamenti nei blog vari, e poi, ho un’amica che già ci abita da più di un decennio con cui condividere dubbi e altro…pottresti fare la frontaliera dalla francia!!!

  2. Bellissimo post , complimenti . Io vivo da parecchi anni in Lussemburgo e provo esattamente le stesse sensazioni. Chissa’ se un giorno la risposta alla domanda “Come si sta in Lussemburgo ? (o a Bruxelles o nel Lichtenstein, come mi e’ gia’ capitato parecchie volte di sentire) ” sara’ un bel “alla grande!!” anziche’ del “non male, non male” detto con quella faccia un po’ cosi’ di chi vede ancora l’altro lato della medaglia ….

  3. Leggere il tuo post mi ha commosso, difficilmente avrei trovato parole più precise, intime e vere per descrivere la mia stessa esperienza, sensazioni e, talvolta, quella solitudine esistenziale che ci rende vivi e unici. Grazie. Che la battaglia continui!

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