Cose che capitano, anche a ‘Bucoland’ …

Le italiane in Lussemburgo sono molte, decisamente.
A occhio, direi che ci sono più italiane in Lussemburgo che mucche pazze, e se non vi fermate al significato letterale delle parole potrebbe anche scapparvi, come a me, un ‘purtroppo’.

La maggior parte di loro (delle mamme, dico) la si incontra di persona: all’uscita da scuola, al supermercato, in pausa pranzo, in fila da Oberweis nell’atrio della Gare facendo facili ironie su quel rilassante profumo di erba che qualcuno generosamente diffonde nell’aria … insomma dove di solito si incontrano gli esseri umani.

Ma può capitare, anche nella piccola capitale di una piccola nazione, di incontrare un’altra concittadina e co-espatriata su un blog, dove non c’è nessuno che in barba a tutte le leggi si fa una canna sotto il tuo naso e quello di altre decine di persone facilitando la socializzazione, e dove scambiarsi messaggi in differita lascia molto tempo libero e nessuna persona reale da richiamare alla memoria.

Così capita che in una serata libera, messi a letto gli eroi veri e prima di lasciarsi avvolgere dalle mirabolanti avventure televisive di meno veri ma più riposanti eroi fantasy, vai a curiosare sul blog della co-espatriata concittadina conosciuta sul blog di cui si parlava sopra. E alla seconda riga hai un sorriso che avresti pagato oro per averci cominciato la giornata.

Perché?

Perché parlare della situazione linguistica in Lussemburgo dopo un po’ che ci si abita diventa di una noia paragonabile solo a quella di una piovosa domenica pomeriggio a inizio novembre sulla Grand Rue (so che solo i co-espatriati potranno capire il riferimento, gli altri sono però tutti invitati a verificare di persona la portata della comparazione), soprattutto se a parlarne sono mamme che si interrogano (come la sottoscritta) sull’integrazione dei loro figli in terra granducale.

Invece la mamma in Lussemburgo riesce, un po’ come lo Schuberfouer (per i non co-espatriati: esempio annuale di festoso delirio lussemburghese), a riderci su e a far ridere anche te.

Siccome blogspot non permette il re-blog su wordpress, procedo di tradizionale copy&paste:

«Il Gran Muccato e la mucca pazza

Il Gran Muccato di Bucoland è anche conosciuto come G.M. di Babiloniand, così come Freddocity è conosciuta anche come Babiloncity, dipende dai punti di vista.

Nel Gran Muccato ci sono ben 3 lingue ufficiali e mezzo. Il oui-language lo ja-language e il buco-language sono quelle principali, la mezza è il baccalà-language, per i puristi bacalhau-linguas.

Il buco-language, sconosciuta ai più, viene parlata nella scuola materna e dai quei rari bucolanesi non ancora estinti, le altre due lingue vengono inserite poco alla volta dalle elementari mentre si perde la prima. Il bacalhau-linguas viene usata come quarta lingua in molte scuola vista la grande invasione di baccalà avvenuta negli anni passati.

Non è difficile incontrare molti “belpaesani”, infatti, pare, che in alcune scuole ci sia anche il supporto per i bambini belpaesani.

In tutta questa confusione linguistica, non bisogna dimenticare che molti parlano e lavorano in yes-language e mandano i figli nelle yes-school. La scuola pubblica è un delirio di idiomi se consideriamo che ogni bimbo porta anche la sua lingua di casa.
Molte persone, per disperazione mandano i figli nelle scuole private nella loro lingua madre o di una a caso. … »

Eccola dunque, la mia nuova conoscenza virtuale, co-residente in questa portaerei dove magari non è proprio vero che il buco-language si parli solo alla scuola materna (e mi sarebbe di nuovo scappato un ‘purtroppo’ se non fossi stata attenta…), ma dove d’altro canto Freddocity non è così fredda come certi inverni la dipingono (si lo so che è sicuramente molto più fredda di Bari, però così non vale…) (si, so anche che oggi 26 giugno c’erano 15 gradi alle tre di un pomeriggio che le previsioni metereologiche garantivano come soleggiato, forse intentendo rassicurarci sulla presenza del sole sopra le nuvole, cosa che a volte in effetti si potrebbe essere portati a dimenticare, però che c’entra …).

Terra nel passato madre di sacri romani imperatori, e dove nel presente ricchi banchieri tengono pronta sotto al letto la valigia, non si sa mai, mentre il Granduca si ritrova privato del suo ultimo brandello di potere per permettere alla legge sull’eutanasia di essere approvata.

Il Gran Muccato di Babiloniand.
Dove si può, tutto sommato, vivere felici e perché no anche contenti.

Un po’ spaesati, magari, talvolta, un po’ infreddoliti tal’altra …

Ma si potrà dire/scrivere “tal’altra”? E se si, con l’apostrofo o tutto attaccato? Mah…

Anzi, muh….

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Un pensiero su “Cose che capitano, anche a ‘Bucoland’ …

  1. Ma grazie! Anzi, muuuuuu grazie! È un onore esser citata da te 🙂 Ma dai, si studia anche il bucolanese negli altri ordini di scuola? Io pensavo diventasse un gerco per non farsi capire dai più. Ihihih!
    Per “tal altra” non so, io conosco solo “talmucca” o “talvacca” 😉

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