La deriva ecologica

Quest’inverno mi è presa così, ho deciso di non comprare né usare più shampoo ma di tentare l’autoproduzione.

La colpa è del parrucchiere, sempre lui, che nell’ultima seance di restyling del mio look (ché pare brutto parlare di una spuntantina, pare brutto e non giustificherebbe le cifre che mi estorce. È come al ristorante: paghereste 30 euro per due cucchiai di puré? No? E allora assaggiate la crema soffice di tuberi del Sudamerica ai cristalli grezzi di sale dell’oceano atlantico su letto di lattuga biologica a chilometri zero recisa con forbici in ceramica e accompagnata da perle di aceto balsamico invecchiato trent’anni in botte di rovere nella cantine della reggia di Versailles. Ve lo siete meritato. Io intanto vado a restailarmi il luc), l’ultima volta dicevo si è messo a decantarmi le sublimi doti di uno shampoo privo di silicone: lo sapevo io che gli shampoo contengono tutti del silicone per rendere i capelli più soffici e lisci e lucidi e belli e che però a lungo andare li asfissia e plastifica innescandone la caduta precoce nonché la necessità di lavarli sempre più spesso?

No, effettivamente non lo sapevo. Però questo spiegherebbe perché i capelli non cigolano mai…
Non stava scherzando, per fortuna che la catena di cui fa parte il suo salone ha messo sul mercato questo nuovo shampoo, privo di silicone, l’unico shampoo che non danneggia i capelli, il migliore, oltre che senza dubbio quello di cui i miei capelli necessitano urgentemente, altrimenti non si permetterebbe di raccomandarmelo.

Un shampooing unique !
– Migliore anche di quel portentoso per non dire miracoloso shampoo alle perle (giuro! Perle vere, mica quelle di aceto) che la volta scorsa aveva cercato di convincermi a comprare per la modica cifra di 28 euro per evitare l’ammutinamento in massa dei miei capelli stanchi di essere maltrattati da shampoo dozzinali e regalare invece loro nuova vita e bellezza di cui mi sarebbero stati eternamente grati restituendomi il piacere di guardarmi allo specchio?
– …
– …
Doux cet hiver, hein? on n’avait jamais connu pareil hiver, più che di inverno bisognerebbe parlare di autunno…

Il che, peraltro, è anche vero. Che quest’inverno sia in realtà un autunno. Solo mi chiedo come facesse la gente a sopravvivere prima dei cambiamenti climatici, di cosa parlasse, e come si tirasse d’impasse nei momenti critici…

En tout cas, per dirla alla francese, l’argomento shampoo non è stato più toccato.

perle

Fatto sta che questa storia degli shampoo al silicone mi è rimasta in testa.
E ho cominciato a fare ricerche su Internet (che è un po’ come la storia dei cambiamenti climatici: ma prima, come si faceva?) e ho scoperto che è pieno di gente, più o meno integralista, che si fa gli shampoo in casa per sottrarsi ai disastri degli shampoo industriali.

La piccola ecologa che è in me si è risvegliata al grido di guerra ‘Pure io! Pure io!’
Esclusi tutti i procedimenti da piccolo chimico, tutti quelli che richiedevano l’uso di ingredienti mai sentiti prima, tutti quelli con in generale più di 6 ingredienti perché la mia pazienza ha un limite, esclusi anche quelli che avrebbero nuociuto troppo al mio portafoglio ancora in lutto per il passaggio dal parrucchiere, ed esclusi infine quelli troppo ecologici (no, non me li lavo i capelli con una pastella di farina di ceci e neanche con la polvere di lenticchie, ok piccola ecologa che è in me? Vai a farti friggere in olio di colza!), alla fine isolo gli ingredienti di base: puro sapone vegetale tipo marsiglia ridotto finemente in scaglie oppure bicarbonato, qualche olio essenziale, acqua bollente, olio di oliva.
Stavo quasi per decidermi a tentare la miscela … quasi quasi … poi, proprio all’ultima ricerca, con gli occhi mezzi chiusi e lo sbadiglio fisso, trovo la ricetta che fa per me. Troppo bella per essere vera.
“Prendete una saponetta di ottimo e puro sapone vegetale, e lavateci i capelli. Insaponate prima, sciacquate poi.”
Quando si dice la semplicità dell’ecologia!

Si da il caso che io abbia in casa ottime saponette di purissimo sapone vegetale home made (ovviamente non da me ma da un piccolo produttore fidatissimo amico di amici di cui non vi do il nome e dopo vi spiegherò anche perché ma non adesso sennò perdo il filo), quindi la mattina dopo metto la testa sotto l’acqua calda e senza perdere tempo con alambicchi e miscele mi lavo i capelli con l’ecologica saponetta.

Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve, sembra panna, sembra neve.

Sciacquo.

Strano.
I capelli sono come pastosi, impastati, la mano non ci passa in mezzo, l’acqua sembra quasi non scorrerci attraverso.
Mah, sarà l’assenza del silicone.
Li asciugo, ed effettivamente sperimento nei giorni a venire che reggono molto più a lungo: io costretta di solito a lavarli tutti i giorni questa volta posso aspettare addirittura tre giorni prima che siano di nuovo grassi, e comunque meno del solito.
Peccato che per questi tre giorni io abbia sfoggiato la capigliatura di Maga Magò!

magamago

Mi rimetto su internet, e sul sito dove avevo trovato la soluzione perfetta ai miei sogni di shampoo autoprodotto senza fatica alcuna, scopro (incredibile come uno sia più attento ai dettagli prima di mezzanotte!) che lavarsi i capelli con il sapone è perfetto per la salute del cuoio capelluto e per l’ambiente, a condizione che dopo si faccia un risciacquo con acqua e aceto, lo si lasci in posa un minuto o due e poi si risciacqui abbondantemente.

Due minuti e poi risciacquare? Troppo complicato.
Ci deve essere un modo per non risciacquare. E poi mica posso andare in giro per casa alle sei e mezzo del mattino con una brocca di acqua tiepida e aceto.
Ecco, lo sapevo, basta cercare: c’è la ricetta di una specie di miscela spray che la tipa del sito dice che poi bisogna risciacquare ma un’utente dice che lei non la sciacqua e ci si trova benissimo, perfetto. Mi fido dell’utente
Ingredienti:
Lievito di birra in polvere per nutrire i capelli. Mi tenta, ma decido che di questo ingrediente per cominciare posso fare a meno, lo aggiungerò magari in un secondo momento.
Aceto di mele: ho quello bianco, va sicuramente bene uguale, ne metterò un po’ meno.
Un cucchiaino di olio. Ce l’ho, ma poi mi si ingrassano i capelli, io elimino pure questo.
Olio essenziale di Ylang Ylang o arancio. Bon, ho quello di eucalipto che metto nell’acqua dei radiatori quando i bambini sono raffreddati, andrà bene lo stesso.
Acqua distillata. Mi manca. No problem. L’acqua di rubinetto sarà perfetta, che è anche più ecologico no?

!

(Si, lo so, seguire la ricetta … Adesso capite perché non sono una grande cuoca, vero?)

Comunque lo spray finale (un dito di aceto, il resto di acqua, e 5 gocce di olio essenziale di eucalipto, per chi non può fare a meno della ricetta) ha funzionato: la mattina dopo i miei capelli non sembrano più quelli di Maga Magò, sono lucidi e soffici e perfettamente puliti, e immagino che lo sarebbero di nuovo restati per tre giorni, se non avessi dovuto rilavarli la sera stessa.
Un deliziosamente intenso aroma di aceto, alchemicamente esaltato dall’eucalipto, emanava infatti dalla sottoscritta, con grande gioia di tutti quelli che hanno dovuto condividere con lei una stanza o un ascensore durante quelle dodici ore.
L’autobus non ho avuto il coraggio di prenderlo.
Sono andata a piedi (quando si dice l’ecologia!) dispiacendomi per una volta tanto che non piovesse…

Stai a vedere che la scelta dell’Ylang Ylang aveva un suo perché…

abnormal2

P.S.: effettivamente con l’Ylang Ylang è andata meglio.
Ora sarei a posto, se non avessi scoperto che il piccolo produttore di ottimo sapone ha deciso di abbandonare l’opera e dedicarsi ad altra più redditizia attività. Che poi è il motivo perché non vi do il suo nome. E ora? Che faccio quando avrò finitole mie saponette? Dovrò mettermi a cercare del vero puro sapone vegetale, leggere gli ingredienti, soprattutto capirli, comparare prezzi…
Già vedo il comodo fascino colorato degli shampoo dozzinali attirarmi irresistibilmente verso gli scaffali… anticaduta, antietà (mai più capelli con le rughe!) anti crespo anti inquinamento anti sole anti salsedine (due cose effettivamente pericolosissime in Lussemburgo) anti forfora volumizzanti nutrienti riparatori che facilitano la messa in piega che aumentano il fascino che ti regalano il balsamo in omaggio per capelli grassi (sebo regolatori, prego) per capelli fini per capelli secchi sfibrati esausti per capelli colorati per capelli in bianco e nero al profumo dell’estate dei frutti rossi delle mandorle del miele del limone all’argilla all’henné alle rose senza spine alla vitamina C, E, B, all’oro (esiste pure questo, se non mi credete che google sia con voi) ma soprattutto lui, il mio preferito, l’unico, l’inimitabile: lo shampoo alle perle.
Sarà una dura lotta.

Quasi quasi, mi faccio uno shampoo.

P.S. Dovutissimi i ringraziamenti a un’ignara e preparatissima Liliana, in arte Veggie, e al suo bel blog La regina del sapone. La piccola ecologa che è in me ne è diventata un’utente appassionata e curiosa, e non solo per i saponi. Date un’occhiata alla sezione delle ricette di cucina, e capirete perché.

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3 pensieri su “La deriva ecologica

  1. Caspita, mi tocca cercare una saponetta pura ma dove la trovo? Un giorno, girando su internet, si il caro vecchio internet, ho scoperto che basta metter un pò di aloe sui capelli per ridar loro vite e forma. Sono subito corsa a comprarla anche se, lo ammetto, non la uso sempre ma di sicuro è più veloce e meno odoroso dello spry all’aceto 😉

  2. Pingback: Ci sono volte che io lo odio il Lussemburgo | Che ci faccio io qui

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