Di tutto il resto posso fare a meno

Sabato scorso, dopo una bella giornata di sole, ci siamo regalati una cena tra noi ‘italiani all’estero’ (ove ‘noi’ sta per alcuni amici  che condividono con me l’essere italiani e il vivere in Lussemburgo. E neanche, perché l’italianità si riduce in realtà per molti di loro a una buona conoscenza della lingua e all’aver vissuto almeno un po’ in Italia o l’essere partner di un/a italiano/a. Giusto per essere precisi.)

Ricominciamo.

Allora, qualche sera fa durante una cena con alcuni amici italici e/o italofoni ci siamo ritrovati a parlare di un articolo che ha avuto recentemente molta visibilità in quanto pubblicato in uno dei blog ospitati dal fatto quotidiano. L’articolo lo trovate qui.

All’inizio è stato facile il sarcasmo. Nell’articolo infatti si sostiene che gli italiani all’estero frequentano solo italiani (con ulteriore restrizione regionale per i sardi, vai a sapere il perché); che gli italiani all’estero rubano come tutti gli italiani rimasti in patria (tutti gli italiani rimasti in patria ringraziano sentitamente); che si muoiono di freddo (gli italiani all’estero in paesi caldi sono andati profondamente in crisi dopo aver letto questo blog. Pare che un’italiana in Madagascar abbia cominciato a girare con guanti e cappello…); che mangiano da schifo; che gli manca la pizza anche se raccontano a tutti (mentendo, va da sé) di averla trovata buonissima anche lì dove abitano; che passano il tempo libero ad informarsi delle sorti di Berlusconi; che fanno lavori da schifo che in Italia non avrebbero mai fatto, e che rimpiangono l’Italia ma non lo ammetteranno mai.

Non ho seguito l’ordine dell’autore, spero che mi scuserete.

A questa esaustiva lista un’altra blogger (Francesca, da Berlino) commentando anche lei l’articolo in questione ha giustamente fatto notare che manca un riferimento alla difficoltà di sopravvivere, oltre che senza Berlusconi, anche senza un bidet.

Carenza grave (quella di Berlusconi e anche quella del bidet) a cui spero l’autore dell’articolo voglia presto porre rimedio.

Capirete quindi che il sarcasmo è stato oltre che facile anche dovuto, in quanto ci siamo tutti sentiti chiamati in causa.

E quindi per non essere da meno dell’autore del suddetto articolo, non potendo lamentarci dell’assenza di buon cibo italiano che qui in Lussemburgo decisamente non manca (ovviamente, potrei stare mentendo…) ci siamo dapprima sforzati di trovare carenze in loco (per amor di cronaca, abbiamo scoperto che in Lussemburgo mancano i supplì, i fiori di zucca fritti, i canederli e gli struffoli. Se scoprissimo altre incolmabili lacune nei prossimi giorni vi terrò informati), quindi ci siamo dedicati a parlar male dei cibi degli altri paesi, con eccezione dei paesi d’origine degli italofoni non italiani presenti nel gruppo. Questione di buona educazione (e anche un po’ di ignoranza: nessuno di noi è riuscito a farsi venire in mente un piatto tipico della Polonia…).

canederli

Esaurito questo filone, siamo passati al rubare, ma lì ci siamo arenati tutti. Pare che nessuno di noi rubasse neanche in Italia, tutta gentaccia che ha sempre pagato il biglietto dell’autobus e persino le tasse (tranne in tre il canone rai, rei confessi), che ha sempre chiesto la ricevuta e via di seguito. Ci siamo chiesti se non fosse per questo che siamo finiti tutti all’estero, ma evidentemente la risposta è no, visto che abbiamo numerosissimi amici in Italia che continuano ad avere comportamenti sovversivi ed anti-italiani come il nostro, ma che non pensano minimamente a lasciare il suolo natio (al limite loro sarebbero più a favore della cacciata dall’Italia di tutti i ladri e gli evasori, misura però forse un po’ drastica, anche perché bisognerebbe trovare chi li accoglie. No, il Lussemburgo neanche, hanno tolto il segreto bancario, mi dispiace)

Fatte le debite e un po’ gratuite  illazioni sulla presunta onestà dell’autore dell’articolo, e liquidato Berlusconi con la questione rimasta aperta ‘ma perché, è ancora presidente del Milan?’ (a onor del vero la questione temo che sia rimasta aperta solo per me, è che quando si parla di calcio io mi assento, quindi ho sentito solo la domanda e mi sono persa la discussione che è seguita, ma comunque è durata poco, se questo mi può scusare), sembrava che l’arguto articolo fosse scivolato nell’oblio per lasciare il posto ad altri soggetti di conversazione.

Alle elezioni europee ci converrà votare per i rappresentanti italiani o quelli lussemburghesi? (la decisione va presa entro febbraio, per chi fosse interessato).

E il governo di Bettel ce la farà a restare in carica?

Si hanno notizie più precise del piano di réaménagement della capitale?

Qualcuno sa se ci sono ancora i biglietti del treno a prezzo ridotto per andare a Colonia?

E via discorrendo.

Invece, poco prima di salutarci, una non italica ma italico maritata italofona ha rilanciato: ma voi rimpiangete l’Italia e non volete ammetterlo?

Silenzio.

Attimo di tensione nell’aria, prima reazione istintiva condivisa l’attacco preventivo. Ritorcerle contro la domanda.

Immediata e ugualmente silenziosamente condivisa la constatazione: impossibile. La domandante infatti da quando è nata non ha mai vissuto nello stesso stato per più di 5 anni, e ora sogna di rimanere in Lussemburgo per almeno vent’anni e vedere l‘effetto che fa.

Quindi impossibile arroccarsi in difesa, la domanda è onesta, dobbiamo essere onesti.

Ma non è che io rimpiango l’Italia? E non lo voglio ammettere?

E se anche fosse, che ci sarebbe di male?

Piano piano siamo usciti dal dubbio silenzioso che ci aveva attanagliato, e chi prima chi dopo abbiamo cominciato a rispondere. A quanto pare, nel piccolo e non rappresentativo gruppo dei miei amici italofoni, la maggioranza si divide tra chi rimpiange l’Italia e lo ammette (sono stati i primi a rispondere, erano già preparati alla domanda!) e quelli che la rimpiangono ma preferiscono non pensarci. Tutti erano comunque concordi nell’affermare che sarebbero tornati immediatamente in Italia (soprattutto in non italo-originari!), a condizione di poter mantenere il lavoro da schifo che hanno e lo stipendio ad esso connesso. Alcuni hanno buttato là anche qualcosa a proposito di non meglio identificati servizi pubblici e civiltà, però erano quelli che mancano da casa da più anni, scusateli.

Una minoranza ha dichiarato invece di non rimpiangere neanche un po’ la sua patria di origine.

Poi, come tutte le minoranze, ha cominciato a frantumarsi al proprio interno sui dettagli.

Non è colpa nostra, è che quando uno nasce di minoranza (perché ci nasci, dalla parte ‘sbagliata’, è una sorta di condanna, e qualsiasi cosa tu faccia ci puoi scommettere: la maggior parte dei presenti non sarà mai d’accordo con te. Poi con gli anni te ne fai una ragione, ti vedi tutti i film di Moretti e ne fai un po’ la tua cifra stilistica, anche con un certo orgoglio. Però la verità è che ci sei nato di minoranza, e non puoi farci niente) quando uno ci nasce, dicevo, poi ci tiene a cercare di ritagliarsene una sempre più piccola, di minoranza.

Pensateci un attimo, e sono sicura che vi viene in mente qualche esempio che avvalora la mia tesi.

caro-diario

Alla fine la serata è finita a tarallucci e vino, letteralmente parlando, bambini a letto e gli ultimi ospiti a condividere il divano, la bottiglia di rosso sopravvissuta e un paio di puntate di Shameless. Serie televisiva interessante, peraltro, mi permetto di consigliarvela. Anche da sobri.

shameless

P.S.: si, vabbè, però è vero che voi italiani all’estero state sempre tra italiani, eh?

Eh beh, sempre no, ma un po’ si, è vero.
Soprattutto è vero che certe cene a parlare tutti insieme non le puoi fare se non con altri italiani, che tra ‘sti stranieri ce ne sono un sacco fissati col fatto che prima di dire la tua devi lasciare finire chi parla.

E poi perché sono belle ma faticose le cene stile torre di babele, dove tante lingue si mischiano, soprattutto in un paese come questo dove la lingua franca non è una ma tre o quattro, bello ma faticoso vi assicuro.

E io gli voglio bene ai miei amici francesi, ma quando loro sono in tanti e io sola loro accelerano accelerano scivolano sullo slang si stordiscono di sigle e acronimi e fanno riferimenti che io non capisco, vi voglio bene ma tutti insieme dopo una giornata di lavoro io non ce la faccio a seguirvi, soprattutto quelli di voi che vengono da Parigi, perdonatemi. Finisce che mi assento come se parlaste di calcio (che poi spesso è proprio quello che fate. E pallamano).

E le serate con le mie amiche in cui parliamo una lingua che non appartiene a nessuna, e nessuna parla la lingua delle altre, sono le serate più belle, ma poiché voi mie nuove preziose amiche l’italiano non lo capite qui posso confessarlo: senza voi tre la mia vita non sarebbe la stessa, e le serate in vostra compagnia sono salvifiche e meravigliose, ma hanno il freno a mano tirato (beh, almeno finché siamo alla prima bottiglia di vino…).

Invece vuoi mettere se tutti parlano e capiscono l’italiano?

Ecco, senza i miei amici italofoni (e chi se ne importa della loro nazionalità) e le rumorose occasioni in loro compagnia, a parlare tutti insieme interrompendosi a vicenda eppure senza perdere il filo, e contemporaneamente mangiare e bere (a prescindere dall’orario, sia detto per inciso), credo proprio che rimpiangerei tanto l’Italia.

Di tutto il resto, posso fare a meno.

Persino di Berlusconi!

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6 pensieri su “Di tutto il resto posso fare a meno

  1. Leggendo la prima parte dell’articolo mi focalizzo sul dubbio amletico del rimpianto si/no e vi chiedo: cosa consigliereste di prendere in considerazione e di valutare per decidere di venire a lavorare e trasferirsi in Lux? Ovvero cosa sfugge o cosa magari è sfuggito ad ognuno di voi nella valutazione della possibilità del trasferimento? Cosa vi aspettavate e non avete trovato o viceversa?
    Vi spiego: mi hanno offerto un lavoro all’EIB e, aspetti economici a parte, con moglie e un figlio appena nato sto passando ogni secondo del mio tempo (magari come avete fatto anche voi) con un pensiero fisso: parto o non parto?
    Grazie in anticipo per consigli e suggerimenti.

    • Domanda difficile. Anche perché la memoria è selettiva 🙂
      Sicuramente avevo sottovalutato il lussemburghese, e la difficoltà di integrarsi. La quantità di stranieri aiuta da un lato ma dall’altro crea un universo umano molto cangiante e sfuggente.
      E avevo sottovalutato la nostalgia per la parte di famiglia restata in Italia.
      Per molte altre cose invece è stato più facile di quel che temevo, e più bello, e anche più divertente.
      Ambientarsi, trovare casa, farsi dei nuovi amici, orientarsi nella burocrazia locale, fare la dichiarazione dei redditi…
      E mi aspettavo una città piccola e provinciale, invece ho trovato una città piccola certo ma viva, cosmopolita, piena di risorse e di iniziative.
      La più grande sorpresa è stata la sensazione di essere al centro dell’Europa, Parigi a due ore di treno, tre nazioni in cui sconfinare quotidianamente, un senso di libertà difficile da spiegare.
      L’unico rimpianto è di non essere venuta prima, con i bimbi più piccoli.
      Ma le cose capitano quando capitano 🙂

  2. Seguo il sito da un pò di tempo. E’ intertessante.
    Scrivo per avere qualche inforamzione sui Master organizzati dalla camera di commercio italo lussemburghese.
    In particolare se effettivamnente consentono di accedere al lavoro in Lussemburgo.
    Grazie

  3. Pingback: I cibi che mancano di più agli italiani all’estero | CinelliColombiniIT

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