Mamma, ci racconti una favola?

Mamma…
Eh…
Ci racconti una favola?
Ma è tardi, è talmente tardi che tra un po’ i bimbi giapponesi si alzano per andare a scuola!
Si ma noi non siamo in Giappone! Dai mamma, una favola sola…
Vi leggo un libro….
No
Vi canto una canzoncina…
No
Ma io le favole non me le ricordo!
E dai mamma! Inventala.
Si dai, inventa la favola di Biancaneve senza la mela avvelenata!
Una specie di favola a rovescio?
Siiiiii! Dai mamma! Domani mattina ci alziamo appena ci chiami, promesso!
E io non ti sveglio mai questa notte, promesso!
Ah beh, allora ok.

C’era una volta Biancaneve.

Era una fanciulla leziosa e vezzosa, con grandi occhioni sempre sgranati, principessa nell’animo prima ancora che all’anagrafe. Aveva la pelle di porcellana, e orgogliosa di questo suo essere bianca-neve di nome e di fatto evitava ogni attività che potesse esporla ai raggi diretti del sole. Visto che c’era, evitava ogni attività tout court. Che s’è mai vista una principessa fare alcunché a parte indossare l’abito giusto a ogni occasione ed essere bella?

Oltre a non fare niente, indossare l’abito giusto ad ogni occasione ed essere bella, le principesse sono famose anche per essere sempre magre. Ragion per cui la ragazza figlia di re e un giorno sposa di principe (rigorosamente azzurro) riteneva suo dovere stare molto attenta alla linea. Mangiava leggero, principalmente frutta e verdura, possibilmente crude. In realtà, si nutriva quasi esclusivamente di mele.

La seconda moglie di suo padre, molto più giovane di lui e non molto più grande di lei, nonostante non si stessero proprio simpatiche, bisogna ammettere che aveva anche provato a farglielo notare:

A Biancane’, e mo’ basta co’ ‘ste mele. Ma nun lo vedi quanto sei pallida? Te ce vo’ un panino cor prosciutto, la pizza colla mortadella, du’ sarsicce alla brace… Ecchela di nuovo colla mela. Prima o poi ce resti secca co’ ‘ste mele Biancane’, poi nun di’ che nun te l’avevo detto…

Mamma …
Che c’è, la seconda moglie del padre di Biancaneve non può essere romana?
Ma la pizza con la mortadella, è buona?


Oddio, non avete mai mangiato la pizza con la mortadella! Non me ne ero resa conto! Che vergogna! A Pasqua torniamo a Roma, andiamo da Roscioli, giuro, vi compro due chili di pizza calda con mortadella!
E se poi non ci piace?
E che siete Biancaneve? Non si scherza su certi argomenti, adesso zitti e andiamo avanti. Non avete mai mangiato la pizza con la mortadella…

Un giorno Biancaneve, stanca di stare sempre seduta sulla panchina all’ombra con gli uccellini che le cinguettavano intorno, decise di accettare l’invito del guardiacaccia a fare una passeggiata nel bosco, dopo che quest’ultimo l’aveva rassicurata che il bosco fosse abbastanza fitto da non far passare i raggi del sole e che avrebbero camminato pianissimo per evitare che la fatica le arrossasse il volto. Solo che nel tempo che questa ci aveva messo a scegliere il vestito, indossarlo, abbinarci scarpe e pochette, acconciare i capelli e decidere se il nastro tra i capelli dovesse fare pendant con le scarpe o col vestito, s’era fatta sera, e il guardiacaccia, stanco di aspettare in giardino, se ne era andato a giocare a palla con gli amici.

Mamma…
Eh?
Ma perché il guardiacaccia aveva invitato Biancaneve a fare una passeggiata?
Perché si, sennò la storia non può andare avanti.
Vabbè, però io preferivo che era colpa della matrigna.
Che fosse, non che era. Silenzio adesso.

Biancaneve, quando finalmente scese, vide che il guardiacaccia non c’era più, e pensò che si fosse già avviato lungo il sentiero nel bosco

Che stupida. È proprio una femmina.
Non è stupida perché è una femmina, stupido, è stupida perché è una principessa. Pure mamma è femmina, che è stupida?
Vabbè, però io non sono stupido, diglielo mamma che io non sono stupido, io non sono principesso…
Domani io e te nano però dobbiamo fare un bel discorso!
Però io non sono principesso!
Però sei stupido!
Zitti tutti e due altrimenti vi porto nel bosco di notte e vi ci abbandono, ok?

Dove eravamo? Ah si, Biancaneve si incammina nel bosco nel frattempo si fa notte e lei cammina cammina si perde e non riesce più a tornare al castello e si mette molta paura

Non correre mamma, racconta bene.
Innanzitutto era ‘non correre papà’, ma lasciamo perdere. Comunque se non la smettete di interrompermi salto direttamente ai titoli di coda, chiaro?

Biancaneve si è persa nel bosco, è spaventata e anche un po’ preoccupata che le si infanghino le scarpe, quando all’improvviso vede una lucina lontana. È il castello! Pensa… e ricomincia a camminare con meno paura. Ma dopo un po’ si accorge che il castello non è il castello, ma una casetta.

È notte, è buio, si è persa. Biancaneve decide di bussare alla porta della casetta e farsi invitare a cena, anche se non ha il vestito adatto e per di più le scarpe sono infangate.
Si avvicina alla porta e bussa. Bussa. Bussa ancora.
Nessuno risponde.
Prova ad aprire, e la porta si apre senza fatica. All’interno c’è una grande cucina, con le luci accese, i piatti della colazione ancora sul tavolo, dei vestiti per terra, oggetti appoggiati un po’ ovunque, persino un barattolo di marmellata dimenticato aperto col cucchiaino dentro sopra il davanzale. Un vero delirio.

È arrivata a casa nostra, mamma?
Lo sapete che in realtà la matrigna di Biancaneve non era la sua matrigna ma la sua mamma che siccome Biancaneve non si stava mai zitta cerca di avvelenarla con la mela?
Ma nella tua storia non c’è la matrigna cattiva, mamma.
No, ma mi sa che adesso la faccio arrivare …

Biancaneve si guarda un po’ in giro, scansa con un piede un piccone dimenticato per terra (visto che non è casa nostra? Avete mai visto un piccone a casa nostra?) e trova una pentola sul fuoco con dentro una zuppa. La zuppa è fredda, visto che il fuoco è spento, ma Biancaneve ha fame, e all’inizio solo un cucchiaio per assaggiarla, poi un altro perché non ha capito bene, insomma se la finisce tutta. Anche perché di mele, in quella casa, neanche l’ombra.

Ma proprio mentre col dito sta pulendo la pentola (sapeste quante ne combinano le principesse quando nessuno le guarda…) i disordinati abitanti della casetta tornano a casa.

Sono i Sette Nani! Biancaneve non crede ai suoi occhi: ‘Ma allora esistete per davvero!’

Poi racconta loro la sua storia, di come si sia persa nel bosco, e di come quella brutta strega della sua matrigna la detesti, e certamente non si sta preoccupando neanche un po’ per la sua scomparsa, e che lei non ha un posto dove andare, e se per piacere potrebbero ospitarla a casa loro, anche se la loro casa non è proprio un castello ma insomma, lei avrebbe cercato di adattarsi.

I sette sette nani all’inizio sono un po’ perplessi, poi però cominciano a dire
– Potresti prepararci la cena mentre noi siamo al lavoro …
– … non sempre la stessa zuppa riscaldata …
– … e mettere un po’ a posto la casa …
– … e lavarci le camicie …
– … e cambiare le lenzuola …
… e insomma prima che Biancaneve abbia il tempo di ripensarci, i sette nani decidono che decisamente può fermarsi a vivere da loro, e le preparano il letto sul divano. Cioè, vanno a letto e le indicano dove sta il divano.

Mamma, ma i sette nani erano buoni e gentili!
Questo è quello che credi tu, ottavo Setto Nano. Ora smettetela di ridere e lasciatemi continuare

La vita nella casetta in mezzo al bosco scorre tranquilla, per tutti tranne che per Biancaneve, che è un po’ stanca, e preoccupata. Questa nuova vita non è per niente facile:

1)      non ha vestiti di ricambio,
2)      non ha mai cucinato in vita sua, e anche se i sette nani sono di bocca buona sono comunque sette e affamati,
3)      tenere in ordine la casetta è una roba da matti, e lei non ha con sé neanche il numero di Cenerentola a cui chiedere consiglio,
4)      non ha mai cambiato le lenzuola in vita sua, figuriamoci farlo per sette volte!
5)      ha messo le camicie nel secchio pieno d’acqua perché si lavassero, ma quando le ha tirate fuori erano sporche uguali e pure tutte bagnate,
6)      siccome tirare su dal pozzo il secchio pieno d’acqua è faticoso, ha usato l’acqua in cui aveva messo le camicie sporche per fare la zuppa. I sette nani hanno detto che era più buona del solito e le hanno fatto i complimenti. Poi dice perché una mangia solo mele…

Ma si sa che la necessità aguzza l’ingegno, anche nel cervellino svampito di una principessa

Mamma, che vuol dire che la necessità aguzza l’ingegno?
È come quando tu vuoi un cioccolatino e devi scoprire dove mamma li ha nascosti e ci riesci
Di quali cioccolatini state parlando voi due mocciosi?
Niente mamma, continua a raccontare la storia per piacere sennò si fa tardi e domani dobbiamo andare a scuola

Biancaneve decide di fare come la bella addormentata nel bosco. Quella sera, appena tornano i sette nani, lei comincia a fingere di sentirsi male, forse ha mangiato una mela avariata, le gira la testa, e dopo un po’ di scena si accascia al suolo fingendo di essere svenuta.

I sette nani si spaventano tantissimo, la soccorrono, la allungano sul divano, ma in casa fa caldo, è estate, allora le preparano un letto fuori, in giardino, e la sdraiano lì. Poi, stanchi per la dura giornata di lavoro, se ne vanno a dormire.

La mattina dopo, Biancaneve è ancora lì, immobile, svenuta. Che fare? Non andare al lavoro? Ma tanto se è svenuta mica ha bisogno di qualcosa no? Un po’ tristi per quello che sta succedendo i sette nani si avviano verso la loro miniera, e appena sono lontani Biancaneve si alza, soddisfattissima: ha avuto proprio un’idea brillante! Adesso durante il giorno può ascoltare gli uccellini che cinguettano, passeggiare nel bosco senza allontanarsi troppo, stare seduta all’ombra a far niente e sgranocchiare mele. Poi, la sera, poco prima che i sette nani tornino, si sdraia di nuovo sul suo letto all’aperto e finge di essere sempre svenuta. I sette nani la guardano stupiti. Biancaneve sembra morta, ma diventa ogni giorno più bella, quale magia sta capitando?

Ma soprattutto, quando si risveglierà? Ci sono le camicie da lavare, e la casa da mettere in ordine e … Ma Biancaneve continua dormire nel suo bel letto all’aperto, ogni sera svenuta come la sera prima.

Mamma?
Cosa ancora?
Ma come fa quando piove?
E’ estate, e in questo paese d’estate non piove mai
E quando arriva l’inverno?
Facciamo arrivare il principe.
Si dai, facciamo arrivare il principe.

Un giorno, passa per il bosco un principe. A cavallo. Con un lungo mantello azzurro, un cappello azzurro e una piuma azzurra sul cappello azzurro. Biancaneve sente il rumore degli zoccoli, e per non correre rischi decide di sdraiarsi e fingere di essere svenuta. Ma quando sbirciando senza farsene accorgere tra le lunghe ciglia vede che chi si avvicina è un principe azzurro, pensa di stare sognando! Un principe azzurro? Magari è il SUO principe azzurro!

principeazzurro

Il principe azzurro non si accorge subito della ragazza sdraiata su un letto in mezzo al giardino, non si accorge neanche del giardino, assorto com’è nei suoi pensieri. Ha una festa, quella sera, e non ha ancora deciso cosa mettersi. La nuova giacca, è molto bella. Ma la fascia di seta, deve metterla ton sur ton o piuttosto scegliere un colore a contrasto? E forse non doveva fare questa passeggiata nel bosco, non sarebbe stato meglio fare un salto dal parrucchiere? Tra l’altro gli sembra che i capelli sulle tempie siano un pochino più radi ultimamente…

Quando il cavallo scarta di lato per evitare di travolgere Biancaneve, lui quasi cade per terra. Poi si accorge della bella ragazza che dorme.

Ma dorme o è morta?

Il principe azzurro scende da cavallo e avvicina il suo viso a quello della ragazza per sentire se respira, sennonché Biancaneve fraintende e gettategli le braccia al collo lo bacia appassionatamente.

Poi estatica e sbattendo le lunghe ciglia lo ringrazia languida per averla svegliata dal sortilegio.

‘Mo guarda un po’ come sciòn bravo! Mo lei è veramente scplendida, scignorina… Mo vuol mica venire al mio casctello che c’è una fescta quescta scera?’

Mamma
Cosa?
Ma come parla il principe?
Boh, non lo so, mi è venuto così.
Forte. Secondo te parla così anche il granduca?
No, lui parla lussemburghese.
Poverino, pensa che noia!

E così Biancaneve sale sul cavallo del principe azzurro e se ne va con lui, lasciando con un palmo di naso i sette nani che al loro ritorno la sera non la trovano più.

E siccome adesso che Biancaneve non c’è più il giardino gli sembra un po’ vuoto, i sette nani ci costruiscono una bella fontana al centro. Poi sulla porta mettono un cartello: divano letto disponibile, cercasi coinquilino/a in cambio di aiuto domestico.
Astenersi svenevoli.

Mamma, che vuol dire astenersi svenevoli?
Svenevole è qualcuno che sviene sempre, o che fa finta per darsi le arie.
No, dicevo astenersi
Hai presente quando ti dico di stare zitto? Ecco, stare zitti significa astenersi dal parlare. Hai capito adesso?
Credo di si. Se mi asteno dal parlare ci racconti un’altra favola a rovescio?
Domani. Astengo, non asteno. E comunque non era a rovescio. Questa è la vera storia segreta di Biancaneve.
Ma prima hai detto che nella vera storia è la mamma che la avvelena…
Scherzavo! Le mamme non avvelenano mai i figli.
Sei sicura? Mai mai mai?
Ma mai mai. Perché, spiritosona, hai qualcosa da ridire sulla mia cucina?
Non la ascoltare mamma, a me piace come cucini. Davvero sai? E poi tu la zuppa non la fai mica con l’acqua delle camicie sporche, perché le camicie le lavi in lavatrice!
Perché ridi mamma? Perché quando parla lui ridi e quando parlo io no?
Lascia stare. Ora dormite, tutti e due, altrimenti vi avveleno!

Scherzo! Buonanotte.

 Merida

Avviso per il wwf e la lega protezione delle specie in via di estinzione: durante la narrazione di questa favola nessuna principessa reale è stata maltrattata. Solo quelle disneyane, che però non contano.

 

Avviso per i non-romani: se passate da Roma, prendetevi un etto di pizza bianca con la mortadella in un buon forno (non in pizzeria! Turisti!). Sennò, a Roma, che ci andate a fare?

vacanze_romane

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