“A day without laughter is a day wasted”

Sabato scorso, Live Cinema alla Philharmonie, spettacolo pomeridiano per famiglie.

livecinema philharmonie Luxembourg

Imperdibile, ci hanno detto, quindi non ce lo perdiamo.

La sottoscritta con una scorta di fazzoletti impressionante (basteranno appena) e caramelle per tenere a bada la tosse e acqua per quando inevitabilmente si strozzerà con una delle caramelle e no non puoi bere dalla mia bottiglia sennò ti attacco il raffreddore e no non ti ho portato niente da mangiare tra poco comincia il film stai buono un attimo.

La sala, grande, è stracolma. Palchetti compresi (che poi, cosa vedranno da lì …)
Una media di un adulto ogni due bambini.
Ti ho detto che tra poco comincia, non è vero che tua sorella è seduta in un posto migliore, non lo so perché non vuole fare cambio, ma che hai, non vuoi stare seduto vicino a me? Cosa c’entra che papà ha le caramelle alla frutta?

Dicevamo, sala strapiena, altissima percentuale di minorenni, quindi sicuramente è una mia impressione che la voce del nano guerriero si senta più forte di quella degli altri trecento bambini tutti insieme. Deve essere una mia impressione. Per forza.
Si, puoi prendere una caramella, no non le mie, le mie sono per la tosse, chiedi a papà. Sssh, aspetta, cosa urli, lascia stare, glielo chiedo io. Ora prova a chiudere la bocca per un po’, che ti cade la caramella.

Un distinto signore spiega alla platea, in lussemburghese e francese, che vedremo due film di Charlie Chaplin, che è l’anniversario di non so cosa, e che i film saranno proiettati usando la pellicola originale, con un vero proiettore e due proiezionisti.
Invisibili da dove siamo noi.
Ci spiega anche un sacco di altre cose, ma io non le sento visto che sono impiegata a ripeterle a mio figlio, e a spiegargliele, e a spiegargli che se parlo con lui non posso sentire cosa dice il signore, no che non capisco il lussemburghese ma le dice anche in francese, ascolta che lo capisci da solo, come sarebbe a dire come faccio a essere sicura che dice proprio le stesse cose?

Il direttore d’orchestra, questo lo sento, non è solo il direttore d’orchestra ma anche il compositore delle musiche che ascolteremo.
Ed è abbigliato in un modo fantastico, Charlie Chaplin avrebbe apprezzato.
O forse no.
Si tesoro, c’è l’orchestra, cosa pensavi che fossero tutti quei tipi seduti lì con gli strumenti musicali?
Lo so che ti avevo detto che non era in concerto, infatti non è un concerto, loro suonano mentre noi vediamo il film, stai tranquillo, ma poi si può sapere cos’hai contro i concerti?

No, non dipende dal fatto che non c’è abituato, alla musica.
Progetto musica in fasce? Presenti.
Iniziative porte aperte in orchestra per i più piccoli? Presenti!
Il mitico Loopino per bambini dai 3 ai 6 anni? Presenti!
(‘Loopino’ è una bellissima serie di spettacoli musicali-ma-non-solo organizzata dalla philharmonie di Lussemburgo. Prende il nome dalla protagonista, Loopino, una bravissima ragazza italiana. Come che c’entra la nazionalità? C’entra c’entra… )
Insomma, non è colpa mia se detesta i concerti, ok? È che lui deve tenere occupati minimo due sensi e svariati muscoli allo stesso tempo, sennò non resiste.
Un concerto, per lui, è un tempo infinito in cui non succede niente.
Un concerto, per chi gli sta seduto vicino, è un’esperienza unica: non si ripeterà mai più. A meno che …

Loopino

La lunga introduzione stende più d’un ragazzino, e di conseguenza anche qualche genitore. Qualcuno si innervosisce. Lo noto quasi con piacere, non sono la sola a gestire l’impazienza infantile.
I signori dietro di noi, però, due con quattro ragazzini di diversa età, si spazientiscono mostrando di non cogliere la logica bambina della situazione. Con ogni evidenza non gradiscono la parlantina di mio figlio, e cercano di farmelo capire con un linguaggio non verbale. Non oso pensare a cosa potrebbero dirmi se decidessero di optare per il linguaggio verbale….
I loro, di ragazzini, stanno zitti, e fermi.
Forse sono finti, quasi quasi mi giro e gli do un pizzicotto, giusto per essere sicura che siano vivi…
Sssh, stai zitto, guarda come sono bravi questi bimbi dietro di te, sì loro ma non si indica con il dito, ti prego …

Finalmente il film comincia. L’orchestra comincia a suonare.

Dopo qualche titolo tremolante, Charlot entra in scena.

E mio figlio comincia a ridere.

Ride a squarciagola, con gli occhi che lacrimano, proiettato sulla poltrona verso lo schermo. Ride coi gomiti, con le ginocchia, coi talloni. Ride da sentirsi male.

La prima reazione è di allarme, farlo stare zitto, penso ai signori dietro di noi, sto per sssshhhhhiare, ma mi rendo conto che stanno ridendo tutti.
Un intero auditorium pieno di ragazzini che ridono. Più o meno platealmente, ma ridono tutti.

A me Charlot non ha mai fatto ridere, ma questa risata infantile collettiva è così contagiosa che …
Poi, me ne accorgo: i signori dietro di me (i cui ragazzini se ridono lo fanno in maniera francamente un po’ troppo composta e silenziosa) non ce la fanno più neanche loro.
E quando sulla scena della porta girevole il mio nano ilare scoppia di nuovo nella sua risata totale e irresistibile, loro non si tengono più e lo seguono.
Ridono.
Ma ridono proprio.
Tutti e sei.

Vai così, meraviglioso adorabile gioioso nano guerriero, insegna a questi ragazzini e relativi adulti composti ed educati che cosa significa ridere di cuore. E di fegato e polmoni.

Un’ora di assoluta ilarità.
Me lo avevano detto che era un evento imperdibile.
Credevo parlassero della musica…

Mamma, mi sono divertito così tantissimo che mi fa male la pancia. Sai che ti dico? Mi piacciono i concerti. Però solo quelli di Charlot!

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