Metti un sabato pomeriggio a Profondeville

Dopo più di quattro anni, l’avventura di un trasferimento in terra straniera entra in fase di stallo: la routine si fa strada, e la vita torna a essere quella di prima.

Certo, il posto dove si vive è altrove rispetto a prima, ma ormai è casa, e le cose di casa sono sempre le stesse, ovunque nel mondo.
Beh, proprio ovunque no, ma in Europa forse si.
La scuola dei bambini, il lavoro, gli orari da conciliare, i salti mortali per far quadrare tutte le esigenze, le cose buffe del quotidiano visto con gli occhi di un bambino, le cose noiose dello stesso quotidiano visto con i nostri occhi.
La spesa. La revisione dell’automobile. Il pediatra, l’oculista, l’otorino.

Poi ci sono le piccole routine locali.
Il rumore dei cargo che atterrano stracarichi e sembra quasi che sfiorino il tetto di casa. Il bimbo dei vicini che piange. I tifosi portoghesi che esultano a prescindere dai risultati della partita. I lavori per il ponte provvisorio e tutti in fila per un’ora per attraversare la città (che non è vero, alla fine erano venti minuti, ma siccome tutto è relativo venti minuti in una città piccola valgono come un’ora in una città grande,va bene?).

E poi c’è la lista delle cose da vedere, che resta lì ormai immutabile, che le statistiche dicono che se non le hai viste nei primi sei mesi non le vedrai mai più, e mi sa che hanno ragione loro: il palazzo granducale, aperto solo a luglio (e ogni luglio lo baratti con un gelato mangiato parlando di Versailles, nulla contro i granduchi per carità ma vuoi mettere?) le casematte, che son patrimonio dell’umanità (mica scapperanno se non le vedo subito subito no?) la scoperta della città con il gioco per famiglie organizzato dall’ufficio del turismo (ma lo faranno ancora? Ma che ci sarà da scoprire poi?), le miniere da visitare col treno di inizio secolo (ma lo sai quanti italiani ci son morti? Morti non lo so, lavorato tanti, a giudicare dall’enormità di discendenti di italiani in zona).

Dopo soli quattro anni è già quasi come nella città in cui sei nato: i turisti la conoscono meglio di te, perché tu a forza di sentirle nominare le cose ti son venute a noia, senza averle mai viste…
Tranne il fatto che magari, qui, di turisti, insomma…

Comunque sabato scorso, nella routine delle cose di tutti i giorni, invece di andare a vedere finalmente le casematte o fare una passeggiata lungo la Petrusse per verificare se le magnolie fossero fiorite, abbiamo deciso di fare un giro per negozi di mobili usati alla ricerca di sedie compatibili col nostro bel tavolo, anch’esso d’occasione.
Per perseguire tale nobile obiettivo, siamo saliti in macchina la mattina presto alla volta del Belgio. In mano una lista dei tre ‘Troc’ della catena ufficiale, trovati su Internet e il cui catalogo online faceva ben sperare, e gli occhi ben aperti per vedere se lungo la via ne avessimo trovato qualcuno non del circuito ufficiale, cosa che è effettivamente avvenuta.

Le sedie, ve lo dico subito a discapito della suspence, le abbiamo trovate, rigorosamente nell’ultimo dei negozi visitati, poco prima dell’orario di chiusura.
Belle, oltre che perfette per il nostro tavolo e per il nostro portafogli: 5 sedie in legno vero e in condizioni perfette per dieci euro l’una.
Non so voi, ma io sono molto orgogliosa delle mie nuove sedie vecchie!

Ma la cosa bella di questo viaggio, che ha visto i due minorenni sul sedile di dietro dar fondo a tutte le loro risorse e alla fine confluire in una lagna da manuale intervallata solo da feroci litigate, la cosa bella e che non avevamo messo in conto è stata la campagna vallone (ma si pronuncerà vàllone o vallòne? Mah…).
Apparentemente tristanzuola e un po’ desolata, almeno se vista dall’autostrada, nasconde in realtà dei gioielli naturalistici e architettonici.
Castelli, paesini che sembrano finti nella loro perfezione, abbazie, parchi, boschi, scorci suggestivi…

Orval
Bouillon.
La Roche-en-Ardenne
Bastogne
Le grottes di Hotton
Dinant
Namur
Malagne
I giardini di Annevoie
Rochefort
Couvin

Persino Profondeville.

PROFONDEVILLE.

Con un nome del genere ci aspettavamo un posto abbandonato da Dio e dagli uomini, perso nella campagna, uno di quegli agglomerati che non hanno neanche un bar, in cui non ti chiedi che fine hanno fatto gli abitanti perché ti sembra evidente che abbiano fatto l’unica cosa possibile: scappare lontano.
E invece…

Profondeville ci ha accolto con due papere (o animali affini, abbiate pazienza, non sono un’esperta) decisamente socievoli, a patto di non allungare le mani per toccarle.
Sfiorarle con una gamba si, ma con le mani in tasca. Della serie ‘ognuno ha avuto i suoi traumi’.

Le due papere, oltre a placare il nervoso di due che in due non fanno ancora (per poco…) diciott’anni, ci hanno quindi condotto sul lungofiume (di quale fiume? Bella domanda…) dove Profondeville si è snodata sotto i nostri occhi come un filo di casette carinissime affacciate sull’acqua, e dove ci siamo mangiati un moelleux au chocolat all’altezza del panorama idilliaco.
Panorama, sia notato en passant, che dopo aver degustato il moelleux è diventato ancor più idilliaco.
Nel frattempo due cigni facevano sussieguosamente (si potrà dire?) avanti e dietro lungo il tratto di fiume davanti ai nostri occhi.

Ecco, ci siamo detti, sperando che nessuno dei nostri figli finisse nell’acqua ma troppo estatici per fare anche solo un gesto di richiamo (solo del cioccolato abbinato a un bel panorama in un pomeriggio di sole dopo ore di macchina riesce a far tacere genitori cittadini ansiosi e permettere ai ragazzini di giocare tranquilli sulle rive del fiume!), lo vedi ci siamo detti reciprocamente che anche la routine del quotidiano può riservare dei momenti di entusiasmo?

E sull’onda dell’entusiasmo, dimmi, non ti piacerebbe vivere qui?

In questa pace perfetta, tra un moelleux al cioccolato e una birra belga, una delle tante, ogni volta una diversa?
Giorno dopo giorno, in questa serenità assoluta?

Con un negozio di mobili usati a portata di mano?
Con solo un negozio di mobili usati a portata di mano?
Senza neanche la stazione del treno?

La bella vista sul fiume?
Nelle lunghe serate del lungo inverno, pioggia dall’alto e nebbia dal basso?
L’umidità che ti impregna le ossa?

E durante un sabato di sole qualche turista ubriaco di cioccolata che guarda estatico la facciata di casa tua?

……

Siamo risaliti in macchina velocemente, improvvisamente consapevoli dell’urgenza di trovare le sedie e tornare a casa.
In città.
Con il treno l’aeroporto e un sacco di gente intorno.
Beh, magari non proprio come a Roma o a Parigi, ma insomma comunque calcolabili in decine di migliaia.

I bambini non hanno apprezzato, loro sarebbero rimasti lì con le papere.
Ma è in situazioni come queste che il genitore sente il peso della propria responsabilità, e la soddisfazione di aver salvato i propri cuccioli dal gorgo bucolico.

 

La Wallonie però è bellissima davvero!!! 

chateau de veves

chateau de noisy

 

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2 pensieri su “Metti un sabato pomeriggio a Profondeville

  1. Hai proprio ragione! Anche io vivo in Lussemburgo ( da poco tempo peró) e non ho visitato niente. In realtà quasi quasi lo odio pure…..se non fosse per il lavoro. Anche io sono blogger ma scrivo di moda. Buona giornata.
    La moda secondo erre

    • Ciao Roxy,
      bentrovata!
      Ho fatto un giro sul tuo blog, complimenti per le foto! Però io non sono una blogger, solo una che a volte la sera si annoia 😉
      Spero che il Lussemburgo si conquisterà col tempo le tue simpatie, non è il paradiso ma ha un suo fascino 🙂 oppure spero che tu riesca a farti trasferire: non si può vivere tutta la vita in un posto che si odia, il lavoro è importante però… però abbiamo una vita sola!!!

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